Ancora sulle sequenze armoniche…

Dopo aver acquisito una certa padronanza tecnica delle asana, concatenarle insieme attraverso la ritmicità di movimenti essenziali ci offre la possibilità di aumentare la consapevolezza di come usiamo il nostro corpo in un’azione dinamica.

Nelle sequenze armoniche abbiamo meno tempo di ”aggiustarci“ in una determinata forma (asana) e l’azione che scaturisce è in parte spontanea e permeabile agli aspetti più reali della nostra personalità, che appunto nell’azione si materializzano e si esprimono.

Rispettare il proprio ritmo attraverso un’aperta osservazione e la necessaria gradualità implica non perdere il contatto con il proprio corpo a favore di un’esecuzione precisa troppo rapida.

Sarà la ripetizione e il rimanere centrati sull’ascolto che ci porterà all’esecuzione coordinata ed elegante.

L’abilità consiste nel mantenere una armonica relazione tra l’essere “dentro” e l’essere “fuori”, tra la sensazione e la forma, tra la realtà e il desiderio.

Domenica 26 febbraio si terrà presso il Centro un seminario sulle sequenze armoniche; per partecipare, iscrivetevi entro il 24 febbraio telefonando (0544.421233 o 347.4643516) o scrivendo a info@yogashaktiravenna.it.

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Vrksasana – posizione dell’albero

Vrksa = Albero

In Vrksasana sperimentiamo molto chiaramente come l’uso del radicamento dei piedi a terra è fondamentale per mantenerci in equilibrio senza tensione e in completa leggerezza.

Siamo in posizione eretta con i piedi uniti (tadasana) prima di portare il piede destro nella coscia sinistra; focalizziamo l’attenzione sul lasciare defluire il peso del nostro corpo a terra attraverso il piede sinistro che dovrà essere aperto, rilassato e con la volta plantare attiva.

Il peso è distribuito uniformemente sul metatarso e sul tallone mantenendo così la verticalità della tibia. Ora che il piede destro è libero di elevarsi, prendiamo la caviglia e ruotiamo verso l’esterno la gamba orientando la punta del piede in basso ed il tallone in alto; appoggiamo la pianta del piede attivamente all’interno della coscia sinistra, mantenendo anch’esso in una sorta di radicamento con la coscia.

Dal radicamento del piede al suolo viene restituita l’energia che corre lungo la parte interna della gamba fino all’inguine: in questo modo anche l’interno della coscia sinistra spingerà sulla pianta del piede destro.

La spinta tra piede e coscia è di uguale intensità, e l’effetto sarà che queste si annulleranno vicendevolmente generando un impulso in alto verso le anche ed elevandole dalle teste dei femori.

Una volta che si è creato questo spazio, sarà più naturale portare il bacino in posizione verticale, con il pube e il coccige in una linea equidistante dal suolo e la parete addominale verticale ed elastica.

Questa interazione tra parte inferiore del corpo con il suolo regala un allungamento infinito alla spina dorsale, che si snoderà con naturalezza verso l’alto appunto come movimento riflesso ed interno.

Questo allungamento è mantenuto e reiterato senza sforzo anche dall’integrazione del respiro.

Quando nell’asana vi è allineamento e coordinazione del tono, il respiro si distribuisce in modo del tutto naturale dal bacino fino alla sommità del capo, così il corpo si allinea anche al respiro entrando in assonanza con esso.

Se ce lo permettiamo, possiamo rendere il busto recettivo al ritmo interno del corpo e percepire quei micromovimenti naturali, risvegliando la spina dorsale i tessuti e la pelle.

Ora porteremo le braccia parallele in alto allungandole a partire dai lati del busto, facciamo fluire l’energia verso le dita della mani e uniamo i palmi.

Assecondiamo le oscillazioni del corpo mantenendoci stabili e fluidi, manteniamo il viso rilassato e lo sguardo morbido fino a che il corpo sperimenta l’immobilità in equilibrio teso tra terra e cielo, simultaneamente rilassato e pulsante di vitalità.

[Su Vrksasana e altre posizioni di equilibrio lavoreremo nel seminario di domenica 22 gennaio]

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A settembre ripartono i corsi di yoga

Lunedì 5 settembre ripartiranno i corsi di yoga del centro Yoga Shakti.

tecnicaUrdhva Dhanurasana - tecnica

Orari e corsi sono rimasti in buona parte invariati; da quest’anno abbiamo aggiunto un appuntamento settimanale dedicato allo yoga in gravidanza: ne parleremo di più nei prossimi giorni dedicandogli un post.

Nella settimana che precede l’inizio dei corsi, il 30 e 31 agosto e il 1 e 2 settembre, io e Roberto saremo al Centro ogni giorno dalle 17:30 alle 19:30: è un buon momento per venire a chiedere informazioni e a iscriversi, anticipando un po’ l’inevitabile traffico dei primi giorni di lezione.

Vi aspettiamo :-)

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Alcune riflessioni su Ustrasana

Ustrasana ci offre l’occasione per fare diverse considerazioni, poiché questa posizione relativamente semplice racchiude gran parte della tecnica e dei principi dei piegamenti indietro più complessi.

In linea di massima possiamo dire che i piegamenti indietro, se eseguiti correttamente, rendono a ciascuna vertebra il grado di mobilità che naturalmente le spetta, creando così fra di esse un’armoniosa collaborazione.

Prima ancora di portarci in posizione dobbiamo lavorare sul nostro atteggiamento corporeo, predisponendoci a lasciare aprire dall’interno tutta la parte anteriore del busto, così da evitare ogni confilitto tra il nostro intento e ciò che andremo a eseguire.

Seduti sui talloni, piedi e e ginocchia paralleli aperti come i fianchi, ruotare le braccia come in savasana e prendere saldamente con le mani i talloni; la testa è diritta e lo sguardo morbido avanti, l’attenzione al respiro ci consente di decontrarre l’addome e il diaframma per avere una respirazione libera e fluida, condizione necessaria per inserire nell’asana la respirazione completa, quella che partendo dall’addome coinvolge gradualmente tutto il torace e la spina dorsale.

Ruotando il pube verso l’ombelico, sollevare il bacino dai talloni guidandolo gradualmente in avanti fino a porlo perpendicolare a terra, con le teste dei femori in linea con le ginocchia. La perpendicolarità del bacino è indispensabile per alleggerire la parte alta del busto. Perché questa azione sia completa, dobbiamo ammorbidire e rilassare la pelle: in questo modo il busto troverà più spazio per aprirsi ed elevarsi.

Durante l’azione, le braccia e le spalle continueranno a ruotare come in savasana, lasciando sollevare la cassa toracica e lo sterno verso il mento.

Attraverso la respirazione e la spinta del dorso dei piedi a terra, il bacino completerà l’azione di retroversione, portando il pube in avanti e in alto; in questo modo il bacino si solleva dalle teste dei femori e si stabilizza in questa posizione attraverso la spinta delle cosce verso l’interno e il rilassamento dei glutei.

Quest’azione continua verso l’alto: anteriormente dal pube fino alla parte alta dello sterno che sale ancora verso il mento, e posteriormente attraverso il dorso che, cercando la concavità, si allontana dal tratto lombare lasciandolo allungato e decompresso.

L’azione di apertura della cassa toracica è completata da spalle e braccia che accentuano la rotazione dei tricipiti verso i fianchi, portando così le scapole verso la spina dorsale e in alto contro le coste.

Se attraverso quest’azione si solleverà correttamente la porzione sterno-dorso, la flessione della testa avverrà come conseguenza naturale dell’azione sopra descritta, perché il movimento armonico del tratto cervicale è interdipendente dalla mobilità del dorso.

Quindi con la testa dritta e lo sguardo avanti allungare la nuca verso l’alto, senza accorciare la parte anteriore del collo, e con la gola rilassata spostare l’attenzione allo sterno che continuerà a sollevarsi verso l’alto attraverso varie respirazioni, fino a sentire che la testa non trova azione più consona se non il lasciarsi flettere indietro.

L’azione più attiva e intensa di flessione è quindi avvertita e mantenuta nel dorso, mentre il collo è flesso ma rilassato e completamente decompresso.

Come in ogni asana la respirazione è fondamentale per sostenere dall’interno il corpo affinché i muscoli profondi vengano attivati e quelli superficiali decontratti. Quindi la respirazione in Ustrasana avverrà con addome controllato, in modo che il respiro possa essere accolto alla base del torace, allargandolo, e delicatamente poi spingersi verso l’apice sostenendo lo sterno e le coste e allargando le clavicole. L’azione bilanciata tra respiro, muscoli profondi e muscoli superficiali crea nell’asana leggerezza e insieme potenza.

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Yoga e difficoltà

Un dolore al ginocchio che mi accompagna da alcuni mesi mi fornisce lo spunto per condividere una riflessione su come affrontare la pratica e sul perché e importante farla quando non si è in perfetta forma.

È interessante mettersi sul tappetino e iniziare una seduta di yoga quando abbiamo piccoli dolori, ovviamente dopo aver valutato la necessità o meno di un consiglio medico.

La mente e il corpo sono le due facce della stessa medaglia, energia e materia che diventano interscambiabili. Modificando il nostro corpo attraverso la pratica consapevole di asana e respiro, noi modifichiamo indirettamente i nostri pensieri e il modo di vedere le cose.

Il cambiamento è – per tutti gli aspetti del nostro quotidiano – la normalità: ciascuno di noi affronta ciclicamente momenti più o meno difficili, e si evolve continuamente.

Imparare a fare yoga in ogni condizione con costante curiosità e interesse piuttosto che scoramento o esaltazione è il modo giusto per riportare senso allo yoga.

Quando abbiamo un problema e dobbiamo modificare il nostro modo di fare, sarà capitato a molti di sentirsi inizialmente infastiditi; possiamo invece accogliere questa condizione occupandoci di noi stessi con un ascolto più amplificato e sottile.

Dobbiamo fare un passo indietro e adottare un atteggiamento maggiormente riflessivo verso noi stessi, verso ciò che facciamo e verso il come lo facciamo.

Fare un passo indietro non vuol dire bloccarsi e rinunciare, ma fare con ciò che in quel momento si ha a disposizione, ed essere nel presente.

Come si traduce tutto ciò in pratica? Mi metto sul tappetino e mi lascio guidare dal corpo, perché il corpo ha preso il sopravvento e vuole essere ascoltato. Quindi, cerco di calibrare e miscelare perfettamente l’ascolto e la tecnica, cioè quello che il corpo “vuole fare” con ciò che il corpo “deve fare”.

La mente aperta non giudica, non confronta e non si cristallizza sul benessere o sul malessere, ma fluisce adattandosi, momento per momento, al presente.

Fare yoga bene non dipende dal fatto che abbiamo o no problemi fisici, ma da quanto sappiamo applicarne la bellezza tecnica e i principi ad ogni condizione psico-fisica.

Impariamo a fondare le nostre azioni sulla realtà, e non su un’idea che abbiamo in testa: questo richiede un aggiornamento continuo su noi stessi, dove nulla è scontato e meccanico.

Dal punto di vita tecnico, in linea generale dovrò lasciare riposare la parte dove c’è dolore e lavorare attorno ad essa per riportare equilibrio e riorganizzare l’energia all’interno del corpo.

Per quanto riguarda l’atteggiamento, un problema ci dà l’opportunità di essere maggiormente nello yoga perché siamo più in contatto con noi stessi e più sensibili: dovremmo mantenere la stessa qualita mentale anche quando siamo in forma

Solo così lo yoga ci insegna come essere in salute in senso lato.

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Yoga e tango, collegamenti e assonanze

Perché accostare due cose apparentemente lontanissime come lo yoga e il tango argentino? Da anni pratico entrambe, e mi piace l’idea di condividere con voi un po’ della mia esperienza col tango e le assonanze che ho trovato con lo yoga.

dal film "Lezione di tango"

dal film "Lezione di tango"

Il tango e lo yoga si sviluppano in una dimensione interiore, come dialoghi non verbali.

Il tango è una danza basata sull’improvvisazione; viene generalmente banalizzato dai media come una danza sexy, invece nell’abbraccio dei due corpi in movimento c’è una ricerca sottile di contatto e ascolto, energia e movimento.

Lo yoga ci consente di raggiungere una profonda conoscenza e consapevolezza del corpo fisico, mentale ed emotivo, e questa è un’arte. Attraverso lo yoga scopriamo il nostro asse ed esploriamo come mantenere l’equilibrio durante il movimento; prendiamo atto che viviamo dentro gli elementi esterni come la forza di gravità, la terra, il cielo e che possiamo entrarci in sintonia e utilizzarli per muoverci armonicamente nello spazio. Quindi ogni movimento diventa pieno e intelligente, uno strumento di conoscenza e espressione delle nostre emozioni profonde che nascono proprio della connessione con noi stessi e gli elementi esterni.

Nel tango creiamo questa connessione con l’altro attraverso le due energie che si incontrano; inizia la musica e ci sintonizziamo con il corpo dell’altro, siamo in ascolto, diventiamo permeabili alle frequenze che l’altra persona emana e nel medesimo tempo lo siamo verso noi stessi e la musica. Siamo entrambi sensibili, simultaneamente ricettivi e attivi

Nello sviluppo del movimento tecnico del tango, tra due corpi si crea l’energia che genera figure e forme dinamiche. I corpi diventano leggeri ed eleganti in un dialogo dove, in un divenire ritmico, si diventa cedevoli e forti. Il passo energico, il busto morbido e le spalle rilassate, perché dobbiamo respirare e non trattenere… dobbiamo respirare per non avere tensioni e per rimanere in asse.

Il ballerino si sente come lo yogi: in un momento di sospensione dove l’io è fuso con tutto ciò che lo circonda, siamo in meditazione.

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Osservazioni sul movimento

È interessante prestare attenzione al tono che il corpo-mente assume quando, durante l’esecuzione di una sequenza armonica, passiamo da una posizione all’altra.

Se ci ascoltiamo, spesso possiamo percepire una sorta di preparazione, un intensificarsi del tono, molto spesso del tutto inutile o – peggio ancora – controproducente.

Queste tensioni inconsce che precedono il movimento sono l’espressione di una carenza nella coordinazione, che si riflette nel nostro atteggiamento psico-fisico.

Quando percepiamo una sensazione di sforzo non giustificato dell’energia necessaria al movimento, possiamo dire che qualcosa non va all’unisono con le altre, che non c’è coordinazione in qualche campo.

La dissonanza si crea quando siamo inconsapevolmente spinti ad agire dai “devo”: imbrigliati da questo meccanismo, non siamo capaci di percepire desiderio e curiosità, che ci permetterebbero invece di andare oltre il nostro perimetro d’azione con creatività e leggerezza.

L’azione ben coordinata invece è un’azione in cui la motivazione e la volontà ad agire in una data direzione è in accordo con il sistema muscolare e nervoso, e quindi ogni parte collabora e interagisce con le altre attraverso una sorta di dialogo interno che agevola l’azione e ci aiuta ad attuarla con il minimo sforzo.

Il fare è spesso sovravvaricato da tutto il nostro vissuto precedente: se questo è un peso, nella pratica dobbiamo liberarci da questo vissuto, svuotandoci e mettendoci passo dopo passo in relazione col presente.

Quindi, nel momento in cui ci accingiamo a compiere un movimento, dobbiamo inibire qualsiasi preparazione, azzerando il tono senza perdere la forma, e da ciò far nascere il movimento.

Produrremo così un movimento nuovo, che si è lasciato alle spalle la memoria ed è stato eseguito in modo coordinato all’esigenza dell’azione presente.

A differenza dell’asana, che è l’espressione della nostra intelligenza-volontà, la sequenza armonica – come esperienza vissuta – ci racconta la relazione tra la nostra intelligenza -volontà e la nostra emotività, e ci permette di cogliere il nostro atteggiamento verso le cose.

Possiamo ascoltarci e indagare, ripulendo l’azione psico-fisica-emotiva in modo che divenga fluida sia come sensazione interna, sia come espressione esterna di eleganza e bellezza.

Potremo così intendere le regole della pratica, non come “gabbia” ma come strumento preciso di orientamento nello spazio sconosciuto della nostra ricerca.

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Yoga dolce, per chi vuole iniziare in modo soft

Ho deciso qualche anno fa di iniziare a proporre un corso di yoga dolce perché mi capitava a volte di incontrare persone che, per motivi diversi, avevano difficoltà a inserirsi nei normali corsi base di yoga.

Queste persone avrebbero voluto avvicinarsi allo yoga, perché ne comprendevano i vantaggi potenziali, ma per loro la pratica proposta nei corsi base era troppo intensa; quindi, a malincuore, non cominciavano, o abbandonavano dopo poche lezioni, rinunciando così ai benefici.

Il mio corso di yoga dolce è nato appunto per consentire a tutti di avvicinarsi allo yoga e godere dei suoi benefici, in modo graduale e adeguato alla propria condizione fisica.

Nel corso cerchiamo innanzitutto di ristabilire il  giusto assetto posturale e migliorare la coordinazione e la dinamica dei movimenti.

Lavoriamo su asana distensive, fisiologiche e posturali, senza perdere mai di vista i principi che sono alla basa della pratica:

  • attenzione totale sulle azioni (ciò che si svolge sul tappetino)
  • precisione nell’esecuzione delle asana
  • attenzione al respiro.

Si tratta di un corso che può essere seguito da tutti, a prescindere dal livello di partenza: l’unico requisito necessario per fare questa esperienza è un sincero desiderio di apprendere e di migliorarsi.

Il corso di yoga dolce si tiene ogni mercoledì, dalle 17:30 alle 18:50; per informazioni e iscrizioni, telefonate al numero 0544.421233 o 347.4643516 o scrivete a info@yogashaktiravenna.it.

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